Il titolo non è un inganno, è successo veramente. Si tratta di una ricerca scientifica eseguita dai professori Patriarca e Gasbarrini al Policlinico Gemelli pubblicata sull’International Journal of Immunopathology and Pharmacology (Patriarca G, et al. Int J Immunopathol Pharmacol 2005 Oct-Dec;18(4):709-14).
La ricerca è stata pubblicata col titolo originale An attempt of specific desensitising treatment with gliadin in celiac disease.
Ti traduco l’abstract;
Una dieta priva di glutine costituisce attualmente la cura per la malattia celiaca.
Abbiamo deciso di verificare l’influenza a livello istologico od eventuali manifestazioni cliniche durante l’introduzione graduale e progressiva della gliadina nella dieta, e se essa può indurre una nuova tolleranza al cibo, come avviene nei pazienti allergici.
Abbiamo studiato il caso di una donna celiaca che si è completamente rimessa dopo 10 anni di dieta priva di glutine. Ha acquisito crescenti dosi giornaliere di gliadina, raggiungendo la dose finale di 9g (15 g di glutine) in 6 mesi. Poi ha iniziato un regime dietetico libero.
Durante i 15 mesi di follow-up l’esofago-gastro-duodenoscopia ha mostrato pieghe di Kerckring e villi regolari. Gli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi, nonché i parametri ematologici e biochimici sono rimasti nella norma.
I nostri risultati rappresentano un nuovo approccio nella ricerca sulla malattia celiaca, e potrebbe fornire una futura linea di studio per la sua gestione.
Come vedi la reintroduzione del glutine non è una leggenda metropolitana, anche se va affrontata assolutamente sotto controllo e con l’assistenza di esperti della materia.
Ad ogni modo è chiaro che la situazione non gioca molto a nostro favori visti gli interessi enormi che girano su questo problema. Come dire… la celiachia è un grosso business che una eventuale soluzione potrebbe mettere a rischio.
Sarebbe interessante chiedere al proprio medico cosa ne pensa di questa ricerca.
Ti allego anche un’altra letturae interessante, Celiachia e ipersensibilità alimentare, da cui riporto;
La definizione della celiachia come malattia congenita, acquisita, allergica, forse tossica, sta perdendo negli ultimi tempi le caratteristiche di certezza che aveva da anni. Questa patologia, caratterizzata dall’incapacità dell’intestino di tollerare il glutine (o gliadina), è detta anche intolleranza al glutine, definizione che crea purtroppo non poche confusioni.
Solo da pochi anni sono comparsi studi che segnalano la presenza di ipersensibilità nella sua patogenesi, mentre prima la componente allergica veniva esclusa.
Al congresso mondiale di Allergologia di Vancouver (settembre 2003), tuttavia, lo studioso statunitense Hugh Sampson, una delle massime autorità mondiali nel campo delle allergie alimentari, ha inserito la celiachia tra le malattie di tipo allergico ritardato non da IgE, cioè tra le patologie dovute fondamentalmente alla ripetizione dello stimolo antigenico, con attivazione dei linfociti Th.
In quanto celiaco strano ho la consapevolezza che la mia salute è mia responsabilità. Sto valutando pertanto una rieducazione al glutine sono stretta osservazione medica per vedere che mi succede dentro….
Sarò lieto di condividere l’esperienza passo dopo passo, ma solo tramite la newsletter, per cui se ti interessa iscriviti in alto a destra.